La prova dell’emissione e’ sufficiente per l’accusa di fatture false

di Simona FicolaStudio Legale Tributario Santacroce Procida Fruscione

Con la sentenza del 29 agosto 2016, n. 35623, la Corte di Cassazione ha precisato che, al fine di incriminare il soggetto emittente le fatture per operazioni oggettivamente inesistenti, non e’necessario che l’accusa dimostri anche la consapevolezza del meccanismo fraudolento finalizzato a permettere l’altrui evasione, qualora sia certa l’oggettiva inesistenza della prestazione. Cio’ in quanto, in primo luogo, la condotta incriminata e’sempre riferibile alla falsita’ ideologica e non a quella materiale della fattura e, in secondo luogo, e’sufficiente la sola fattura per consentire al cliente di vantare un credito Iva per l’ammontare indicato. Pertanto, anche in caso di indicazione dell’imposta in misura superiore a quella effettiva, essa rimane comunque dovuta per l’intero ammontare e tale obbligo di versamento e’conosciuto dall’emittente che abbia scientemente emesso la fattura per operazioni oggettivamente inesistenti.

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