In caso di fatture false il sequestro va commisurato all’eventuale compenso dell’emittente

di Simona FicolaStudio Legale Tributario Santacroce Procida Fruscione

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 24 agosto 2016, n. 35459, ha chiarito che per il reato di emissione di fatture false il profitto dell’illecito da individuare ai fini del sequestro finalizzato alla confisca non deve essere commisurato all’imposta evasa da parte di colui che ha utilizzato tali documenti, ma all’eventuale compenso incassato per la commissione del delitto. Il risparmio di imposta, infatti, e’riferibile solo all’utilizzatore con esclusione, per espressa previsione normativa, del concorso tra i due soggetti. La Corte ha infatti precisato che l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e’funzionale all’evasione di terzi e pertanto solo per questi ultimi ha rilevanza limposta evasa. Per l’emittente, invece, il profitto rappresentato dal compenso pattuito o riscosso per eseguire il delitto e non certo dall’imposta risparmiata dai destinatari delle fatture emesse. In altre parole, emittente e utilizzatore conseguono profitti differenti da quantificare autonomamente e, dovendosi escludere il concorso, in capo a chi ha emesso le fatture irrilevante limposta evasa.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĂ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *