L’abbandono del progetto da parte dell’amministrazione non integra in capo al proponente alcuna forma risarcitoria e nemmeno indennitaria

di Paola Razzano (Studio Legale Lombardo & Associati) 

Consiglio di Stato, sez V, sentenza n. 3237 del 26/06/2015

Con recente pronuncia dello scorso giugno, la Sezione V del Consiglio di Stato, ha valutato la legittimità (o meno) della richiesta di indennizzo a favore del proponente a seguito di un provvedimento di revoca in autotutela di una dichiarazione di pubblico interesse della proposta per la concessione in regime di project financing della gestione di impianti tecnologici e servizi energetici del patrimonio immobiliare provinciale, intervenuto subito dopo la dichiarazione di pubblico interesse ma prima dell’indizione della gara ex art. 278 del DPR n. 207/2010.

Dopo un interessante ed esaustivo excursus sull’istituto della revoca, il Supremo Collegio ha evidenziato che l’adozione della dichiarazione di pubblico interesse non determina – secondo la disciplina di settore – alcun diritto del proponente per le prestazioni compiute o alla gestione dei servizi: “Fermo, dunque, che nella disciplina codicistica del project financing, il rimborso delle spese sostenute è correlato non alla dichiarazione di pubblico interesse della proposta, ma all’indizione della gara e che nel caso in esame, l’amministrazione provinciale non ha mai dato corso alla indizione della procedura di gara [malgrado essa integrasse ai sensi della delibera n. 182 del 2013 necessario presupposto per l’affidamento della concessione in conformità dell’articolo 278 del Regolamento], non ricorrono i presupposti, in base alla disciplina di settore, né per il rimborso forfettario delle spese sostenute dal promotore, né alcun diritto di natura lato sensu risarcitoria, atteso che – come già detto – l’articolo 278, comma 2 del Regolamento n. 207 del 2010 non prevede per il caso di adozione da parte delle amministrazioni delle proposte ritenute di pubblico interesse alcun diritto del proponente al compenso per le prestazioni compiute.”.

Il G.A. ha poi valutato se un diritto all’indennizzo spettasse al promotore in base alla previsione di carattere generale dettata dall’articolo 21 quinquies della l. n. 241 del 1990 e smi giungendo alla conclusione che esclude che “la dichiarazione di pubblico interesse della proposta di un progetto di finanza attribuisca all’interessato una posizione giuridica definitiva, la cui revoca dia luogo all’indennizzo di cui al più volte citato articolo 21 quinquies  della l. n. 241 del 1990.”

In conclusione deve ritenersi che la dichiarazione di pubblico interesse della proposta di progetto di finanza pubblica seppure differenzia la posizione giuridica del proponente (cfr. Ad. plen. n. 1 del 2012), riconoscendogli un’aspettativa e una posizione tutelata nei confronti di altri operatori o di proposte concorrenti, assume maggiore consistenza giuridica dando luogo al diritto di prelazione e ai correlati diritti patrimoniali, ove il procedimento si sviluppi nella fase della indizione della gara per l’affidamento della concessione, sicché al di fuori di tale evenienza la revoca della dichiarazione di pubblico interesse del progetto e, quindi, l’abbandono del progetto da parte dell’amministrazione non integra in capo al proponente, tanto più quando, come nel caso, la proposta di progetto sia ad iniziativa privata, alcuna forma risarcitoria e nemmeno indennitaria.

Residuerebbe in capo al privato solo la possibilità di agire al fine di veder riconosciuta una responsabilità precontrattuale (ai sensi dell’art. 1337 cod civ) in capo alla la pubblica amministrazione qualora essa violi quel dovere di lealtà e di correttezza – che in quanto “regole comuni” gravano su tutti gli operatori – ponendo in essere comportamenti che non salvaguardino l’affidamento della in modo da sorprendere la sua fiducia sulla conclusione del contratto.

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