La polizza fideiussoria da presentare all’Agenzia delle Entrate per chiedere il rimborso anticipato dell’IVA è un contratto autonomo di garanzia

di Paola Cartolano (Studio Legale Lombardo & Associati)

Corte d’Appello di Napoli, Sezione 3 civile, sentenza 25 novembre 2015

La Corte d’Appello di Napoli ha di recente affermato che la polizza fideiussoria che il contribuente è tenuto a presentare all’Agenzia delle Entrate nel chiedere il rimborso anticipato dell’IVA deve essere inquadrata tra i contratti autonomi di garanzia.

Nel caso di specie una società, nel chiedere il rimborso immediato dell’IVA ai sensi dell’articolo 30 del Dpr 633/1972, in conformità all’articolo 38-bis dello stesso Dpr 633/1972 a garanzia della restituzione degli importi versati aveva presentato la polizza fideiussoria. L’Agenzia delle Entrate, avendo verificato l’esistenza di un debito della società, aveva emesso avvisi di accertamento per il recupero del proprio credito il quale, però, non veniva versato dalla società. L’Amministrazione aveva ingiunto il pagamento alla società di assicurazioni garante e contro tale provvedimento dell’Agenzia delle Entrate la compagnia assicurativa aveva proposto opposizione presso il Tribunale, eccependo che la polizza era invalida perché la società aveva nascosto di essere sprovvista della contabilità IVA. Il Tribunale aveva ridotto la pretesa del Fisco ed affermato che la fideiussione era un contratto società di garanzia, e che dunque la compagnia assicurativa non ne poteva eccepire l’annullabilità prevista dall’articolo 1439 del codice civile; in ogni caso, la società di assicurazioni avrebbe potuto verificare lo stato economico della società garantita.

A tale riguardo la Corte d’Appello di Napoli richiama autorevole giurisprudenza, anche delle sezioni unite della Cassazione (Sez. Un., n. 10188 del 15 ottobre 1998, nello stesso senso Sez. 3, n. 5239 del 15 marzo 2004; poi anche Sez. 5, n. 15576 del 7 luglio 2006; Sez. 3, n. 65 del 10 gennaio 2012) secondo cui “la polizza fideiussoria prevista dall’art. 38 bis d.P.R. n. 633 del 1972 al fine di consentir al contribuente il rimborso delle eccedenze IVA risultanti dalla dichiarazione annuale in forma accelerata (ossia senza preventivo riscontro della spettanza) e consistente nell’obbligo per la società di assicurazione di versare le somme richieste dall’ufficio IVA, a meno che non vi abbia già provveduto il contribuente, configura un contratto autonomo di garanzia che, diversamente dal modello tipico della fideiussione, è connotato dalla non accessorietà dell’obbligazione di garanzia rispetto all’obbligazione garantita“.

A tale riguardo nella sentenza in commento si legge che “potrebbe ritenersi che tali affermazioni riguardino il “dover essere” delle polizze ex art. 38 bis D.P.R. 633 del 1972, nel senso, cioè, che individuano quello che dovrebbe essere il contenuto tipico di tali cauzioni; ma ciò potrebbe non valere nei singoli casi concreti, in cui la qualificazione del contratto in termini astratti (la cd. Garantievertrag di matrice germanica) o, viceversa, in termini causali, dovrebbe discendere da una verifica delle singole clausole contrattuali. … Ma, pure alla stregua di un’indagine in concreto, questa Corte ritiene di dover confermare la qualificazione del contratto già operata dal primo giudice. Ed infatti, elemento decisivo per operare la non sempre agevole distinzione tra i due tipi di garanzia non è certo costituito dal fatto che il garante sia tenuto al pagamento “a prima richiesta” o “a semplice richiesta”, clausole, queste, che valgono ad introdurre, piuttosto, il principio del solve et repete, del tutto inscritte (ancora) nell’orbita del negozio fideiussorio. Ciò che rileva, invece, è il divieto per il “fideiussore” di sollevare eccezioni relative al rapporto fondamentale, salvo l’avvenuto pagamento. Che questo sia il criterio distintivo di base è confermato da copiosa giurisprudenza, a cominciare da Cass. sez. un. n. 3947 del 18 febbraio 2010, che in esse individua il parametro distintivo, trattandosi di “clausole volte a precludere al garante l’opponibilità al creditore garantito delle eccezioni spettanti al debitore principale …, in deroga alla regola essenziale della fideiussione posta dagli artt. 1945 e 1941 c.c., con l’effetto di svincolare (in tutto o in parte) la garanzia dalle vicende del rapporto principale e di precludere la proponibilità delle eccezioni fideiussorie“.

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