L’AGCM insiste sull’obbligo di separazione societaria per le aziende di TPL

di Francesca Scura (Studio Legale Lombardo & Associati) 

Con provvedimento n. 25322 (Boll. 9.3.2015) l’Autorità  Antitrust  sanziona una società esercente servizi di trasporto passeggeri su gomma di linea (affidati in via diretta ai sensi dell’art. 5.5. del Reg. CE 1370/2007), servizi di trasporto di competenza statale e internazionale, nonché servizi di noleggio da rimessa con conducente e di noleggio senza conducente.

Su denuncia di un concorrente, l’AGCM contesta alla società in questione la violazione dell’articolo 8, comma 2 bis, della legge n. 287/90, in quanto soggetto che gestisce servizi minimi di TPL (servizi contribuiti) e che, tuttavia, non opera mediante società separata nello svolgimento degli ulteriori servizi di trasporto a livello statale e internazionale e di noleggio (servizi in libero mercato, senza contribuzione pubblica).

La società si difende eccependo, tra l’altro, la rigorosa osservanza, nello svolgimento delle attività in questione, dei principi di separazione contabile (secondo il Reg. CE cit. necessari e sufficienti a tal fine) idonei di fatto a garantire alla stessa una gestione autonoma delle linee contribuite, che concretamente realizza avvalendosi di mezzi, autisti, locali e dipendenti distinti rispetto alle attività commerciali, su cui si concentra la gran parte dell’attività e dei relativi costi; nonché evidenziando la percentuale irrisoria della attività contribuita svolta (TPL).

Nella difesa si richiama anche l’interessante ordinanza del Tribunale di Napoli 15344/2014 del 22 settembre u.s., ove si osserva che l’obbligo di separazione proprietaria di cui all’art. 8 cit. non sarebbe applicabile alle aziende che sono affidatarie di servizi di TPL non già  “per disposizione di legge”, come richiesto dalla disposizione – ma in virtù di contratti di servizio stipulati con i rispettivi Enti regionali e/o provinciali (http://www.iusnetwork.com/2014/09/25/alle-aziende-di-trasporto-pubblico-locale-non-si-applica-lobbligo-di-separazione-societaria/).

La tesi del giudice civile è però respinta dalla Autorità: “Quanto all’assenza di una specifica “disposizione di legge” .., si sottolinea che, conformemente a tutti i precedenti dell’Autorità in materia, ai fini dell’applicazione dell’art. 8 della legge n. 287/90, attesa la sua ratio, rileva la circostanza per cui i servizi minimi di TPL siano stati affidati dagli Enti localitramite contratti di servizio conclusi sulla base delle disposizioni normative, nazionali e comunitarie, sopra richiamate. In tale contesto, la presenza di altre imprese di TPL affidatarie di servizi minimi, che operano su percorsi differenti, non modifica l’obbligo … di svolgere con società separata le attività di trasporto avviate su mercati diversi rispetto al TPL, in regime di autorizzazione e aperti alla libera concorrenza”.

Quanto al carattere residuale dell’attività di TPL, l’AGCM evidenzia che “… la valutazione relativa all’accertamento di una violazione delle disposizioni di cui all’articolo 8 della legge n. 287/90 prescinde da qualsiasi verifica in merito all’esistenza di un potenziale effetto restrittivo sul mercato diverso in cui l’impresa opera (c.d. effetto leva). Ciò in quanto il legislatore ha ritenuto a priori che lo svolgimento da parte del soggetto cui sia stata affidata la gestione di un servizio di interesse economico generale di una attività in un mercato diverso senza il ricorso ad una società separata sia potenzialmente idoneo a ledere i concorrenti.”.

La società – successivamente all’avvio dell’istruttoria – ha comunque avviato e concluso il processo volto alla separazione societaria, con la scissione e la costituzione di una Newco per lo svolgimento dei servizi di TPL, circostanza che ha contribuito a ridurre significativamente l’importo della sanzione irrogata.

Il provvedimento è disponibile cliccando qui.

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