Prededucibilità dei crediti derivanti dall’assistenza prestata ai fini dell’ammissione al concordato preventivo

di Paola Cartolano (Studio Legale Lombardo & Associati)

Cassazione Civile, Sez. I, 17 aprile 2014, n. 8958

La Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata sulla tematica della prededucibilità dei crediti sorti con lo svolgimento, prima della dichiarazione di fallimento, di attività professionale (nel caso di specie assistenza legale) collegata a una procedura di concordato preventivo.

Ad avviso della I Sezione Civile della Corte di Cassazione i predetti crediti rientrano tra quelli da soddisfarsi in prededuzione ai sensi della L. Fall., art. 111, comma 2, come modificato dall’art. 99 del D.Lgs. n. 5/2006: richiamando un precedente della stessa Corte, nella sentenza in commento si sostiene che tale disposizione, nell’indicare come prededucibili i crediti così qualificati da una specifica disposizione di legge e quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali di cui alla stessa legge, detta un precetto di carattere generale che, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d’impresa, introduce un’eccezione al principio della par condicio creditorum, estendendo, in caso di fallimento, la prededucibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure.

I Giudici, nello specifico, hanno ritenuto che l’eccezione al principio della par condicio creditorum - come nel caso dei crediti prededucibili – si possa applicare anche nei confronti di crediti professionali nati grazie ad attività compiute in giudizi già pendenti alla data di apertura della domanda di concordato preventivo.

Ad avviso della Suprema Corte, tale conclusione trova conforto nelle innovazioni apportate dall’art. 99 cit. che, avendo determinato il collegamento dei crediti prededucibili con le procedure concorsuali, “ha consentito di affermare che la prededuzione attua un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte all’interno della procedura, ma tutte quelle che interferiscono con l’amministrazione fallimentare ed influiscono per l’effetto sugli interessi dell’intero ceto creditorio”.

In particolare è stato chiarito che “al di fuori dell’ipotesi in cui il credito si riferisca ad obbligazioni contratte direttamente dagli organi della procedura per gli scopi della procedura stessa, il collegamento occasionale ovvero funzionale posto dal dettato normativo deve intendersi riferito al nesso, non tanto cronologico nè solo teleologico, tra l’insorgere del credito e gli scopi della procedura, strumentale in quanto tale a garantire la sola stabilità del rapporto tra il terzo e l’organo fallimentare, ma altresì nel senso che il pagamento di quel credito, ancorchè avente natura concorsuale, rientra negli interessi della massa, e dunque risponde allo scopo della procedura, in quanto inerisce alla gestione fallimentare (cfr. Cass., Sez. 1^, 7 marzo 2013, n. 5705; 5 marzo 2012, n. 3402). In tal senso depone anche la L. Fall., art. 67, comma 3, lett. g), il quale, sottraendo alla revocatoria fallimentare i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti dall’imprenditore alla scadenza per ottenere la prestazione di servizi strumentali all’accesso alla procedura di concordato preventivo, conferma ulteriormente il regime di favore introdotto al fine d’incentivare il ricorso a procedure concorsuali diverse da quella liquidatoria del fallimento”.

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