Renzi e il nuovo modello lavorativo

di Filippo De Marco (Studio Lombardo & Associati)

Il lavoro è un pilastro fondamentale della nostra società, il sussidio alla disoccupazione (12,9 % a gennaio) in particolare costituisce un obiettivo imprescindibile.

Forte della recente fiducia ottenuta alla Camera (378 si, 220 no), il neo Presidente del Consiglio Matteo Renzi si appronta nel portare avanti i primi temi caldi tra i quali, anzitutto, quello del lavoro nelle c.d. fasce deboli.

Il Job Act che già dal mese di marzo 2014 avrà la sua stesura definitiva, primo fra tutti, viene affrontato il tema della disoccupazione, ma anche l’annosa questione, già nelle intenzioni del governo Letta, di “rottamare” la figura del dirigente pubblico a tempo indeterminato (fatti salvi tuttavia i diritti già acquisiti).

Altro cardine del c.d. “piano per il lavoro” e’ contribuire alla realizzazione di un contratto di lavoro stabile e a tempo indeterminato con tutele crescenti per tutti i nuovi assunti.

Un Job Act e’ lo strumento pensato per creare lavoro più che per regolarlo, la flessibilità non deve costituire un limite e nelle intenzioni del neo governo c’e’ la semplificazione nonché la riduzione delle varie tipologie dei rapporti di lavoro “atipici” evitando così gli abusi derivanti dai contratti c.d. flessibili ed interinali.

Il nodo dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, inoltre, e’ necessario per riportare un sistema più civile ed etico laddove i licenziamenti senza giusta causa non dovranno essere più ammessi.

Sarebbe auspicabile secondo una parte dei giuslavoristi tendere al modello tedesco, il c.d. pacchetto Hartz che dal 2005 ha sostenuto la ripresa della Germania prevedendo un sussidio di disoccupazione e l’obbligo di frequentare un percorso di formazione. Concludendo, spetta ora al nuovo legislatore saper mutuare le esperienze positive degli altri Stati membri.

Di seguito le regole che saranno il caposaldo del Job Act:

Semplificazione delle norme. Presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all’estero.

Riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile. Processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti.

III. Assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro.

IV. Obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico, ma presupposto dell’erogazione deve essere l’effettiva domanda delle imprese. Criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione con cancellazione dagli elenchi per chi non rispetta determinati standard di performance.

V.  Agenzia Unica Federale che coordini e indirizzi i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali.

VI. Legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei CDA delle grandi aziende.

@ RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *