Corte di Cassazione, Sezione 2 civile – Sentenza 16 gennaio 2014, n. 809

di Filippo De Marco (Studio Lombardo & Associati)

La Corte di Cassazione, con la Sentenza del 16 gennaio 2014 n. 809, ha confermato l’orientamento secondo il quale la cointestazione del conto corrente bancario tra i coniugi non fa presumere ipso iure la donazione del 50 per cento delle somme versate da uno solo.

Nella Sentenza in esame, i Giudici della Corte Suprema hanno confermato l’orientamento già espresso in precedenza (v. Corte di cassazione, sentenza del 5 dicembre 2008, n. 28839), secondo il quale l’esistenza dell’animus donandi non poteva ritenersi implicito nell’aver intestato alla moglie cassette di sicurezza con relativo deposito di somme e di altri valori al loro interno, poiché tali atti avrebbero potuto avere anche finalità diverse.

La controversia scaturisce dal fatto che nell’apertura di un contratto di deposito bancario cointestato, erano confluiti in maniera progressiva svariati accrediti provenienti dai compensi dell’attività lavorativa di uno solo dei coniugi, talché non è possibile desumere alcuna contitolarità del conto corrente.

Nel caso di specie la volontà del marito era quella di controbilanciare le continue lamentele della moglie rendendola formalmente partecipe di un conto di risparmio, ma senza che volesse beneficiarla del 50 per cento – di importi che avrebbe peraltro accreditato solo dopo l’apertura del conto – sicuro che la moglie non avrebbe prelevato o versato alcuna parte della provvista.

Giova rilevare che il nostro Ordinamento vieta la donazione di beni futuri (art. 771 cod. civ.) e, che una pari divisione tra i coniugi di somme presenti al momento della costituzione del conto può essere superata mediante l’utilizzo di presunzioni semplici, a condizione che queste siano gravi, precise e concordanti e apposte dalla parte che deduca una situazione giuridica diversa da quella risultante in concreto.

La cointestazione, attribuendo agli intestatari la qualità di creditori o debitori solidali dei saldi del conto (art. 1854 c.c.), sia nei confronti dei terzi che nei rapporti interni, fa presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto (art. 1298 c.c.), ma tale presunzione comporta soltanto una inversione dell’onere probatorio.

@ RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *