Sulla procedura applicabile in caso di cessione di partecipazione societaria da parte di enti locali

di Francesca Scura (Studio Legale Lombardo & Associati) 

Alla Corte dei Conti – sez. regionale di controllo per la Lombardia viene chiesto parere in ordine alla vendita delle quote azionarie di una società per azioni oggetto di obbligo di dismissione e in particolare:

  1. può legittimamente il Comune procedere a trattativa privata con un qualsivoglia soggetto?
  2. può il Comune accettare qualsiasi offerta (visto anche l’andamento del mercato e la particolare attenzione rivolta alle partecipate in questi ultimi tempi dal legislatore e dagli organi di controllo), considerato anche che non vi sono norme regolamentari a supporto della vendita delle azioni e che il valore comunque contenuto della partecipazione non rende economicamente conveniente affidare a soggetto esterno la stima del valore della partecipazione? Come può essere valutata la congruità dell’offerta in assenza di perizia di stima specifica?
  3. deve il Comune richiedere un nuovo intervento del Consiglio Comunale per approvare la vendita delle azioni al prezzo eventualmente offerto in trattativa privata?
  4. può la società di cui il Comune detiene la partecipazione opporsi all’eventuale valore offerto in trattativa privata?

Con deliberazione del 20/11/2013 n. 494/PAR la Corte ritiene che in caso di cessione da parte di Enti locali di partecipazioni in società di capitali trovano applicazione le disposizioni della Legge generale di contabilità di Stato (r.d. 2440/1923 e r.d. 827/1924) in quanto si rientra nell’ambito della contrattualistica attiva. Non trovano invece applicazione al caso in questione le disposizioni del Codice dei Contratti Pubblici (contrattualistica passiva). Dalle richiamate disposizioni deriva, secondo la Corte, la legittimità del ricorso alla trattativa privata nel caso di incanto pubblico andato deserto o nel caso in cui ricorrano circostanze eccezionali (art. 41 del R.D. n.827/1924).

Ciò non toglie che la cessione dovrà avvenire, non già genericamente in favore di “qualsivoglia soggetto”, ma solo nei confronti di coloro che siano in possesso dei requisiti di cui agli artt. 38 e ss. del Codice, requisiti da ritenersi, “per l’inscindibile connessione con esigenze di legalità formale e, soprattutto, sostanziale, applicabili anche alle gare per la stipula di contratti attivi”. Occorre inoltre tener conto delle peculiarità del caso concreto; sono infatti profondamente diversi i casi di dismissioni di quote minimali da quelli che attengono invece alla cessione di pacchetti azionari rilevanti e di notevole valore finanziario: “E’ chiaro, in altri termini, che il riferimento agli artt. 38 e ss. del Codice dei contratti andrà contestualizzato in relazione al campo di azione del soggetto partecipato ed al valore economico della quota oggetto di cessione: per situazioni di rilevante importanza, tale normativa assicura la scelta di un socio finanziariamente solido e tecnicamente competente in relazione all’oggetto sociale.”

Quanto alla modalità di svolgimento della procedura, essa dovrà individuarsi nella determina a contrarre in coerenza con i principi di non discriminazione, pubblicità, trasparenza ed imparzialità dell’azione amministrativa: a tal fine, appare preferibile procedere alla trattativa privata dopo aver interpellato “più persone o ditte” (art. 92 RD 827/24), con modalità conformi ai principi generali della contrattualistica pubblica.

In ordine all’importo di vendita delle azioni, prendendo atto della ragionevole scelta di non procedere ad un incarico di perizia di stima affidato all’esterno, “va rilevato che rientra nei compiti esclusivi degli organi di amministrazione attiva una simile valutazione di convenienza dell’offerta pervenuta e, conseguentemente, dell’opportunità di procedere all’alienazione a determinate condizioni”. Anche in tal caso tuttavia occorre considerare il valore economico dell’operazione: a fronte di quote partecipative minime, il delta valutativo rimesso alla discrezionalità dell’Amministrazione incide finanziariamente in misura poco rilevante. Ciò posto, l’Amministrazione, nel valutare la convenienza dell’offerta, potrà tenere conto di molteplici fattori: l’originario prezzo di acquisto delle azioni, l’attuale valore delle stesse in relazione al patrimonio sociale, l’appetibilità sul mercato.

Quanto, infine, alla necessità di un ulteriore intervento del Consiglio Comunale per approvare la vendita delle azioni ad un prezzo diverso di quello originariamente previsto, la Sezione osserva che, ai sensi dell’art. 42 TUEL, il Consiglio ha competenza, tra l’altro, in ordine all’organizzazione dei pubblici servizi, costituzione di istituzioni e aziende speciali, concessione dei pubblici servizi, partecipazione dell’ente locale a società di capitali.

Ebbene, “Il riferimento alle partecipazioni dell’ente locale a società di capitali, comprensivo anche delle relative dismissioni, deve intendersi con esclusivo riferimento alla scelta in ordine all’acquisizione, mantenimento o dismissione. Una volta espresso infatti l’indirizzo politico, rientra nella sfera di competenza del dirigente, ai sensi dell’art. 4 d.lgs. n. 165/2001 e dell’art. 107 del TUEL, la concreta gestione della procedura di vendita, in conformità alle normative di settore sopra richiamate. La decisione del consiglio di procedere alla dismissione, indicando a tal fine una determinata procedura, non può quindi imporre la necessità di ulteriori interventi per il caso in cui, nel pieno rispetto della normativa in materia, vi sia una naturale evoluzione nelle procedure stesse (conseguenza dell’insuccesso delle procedure originariamente deliberate).

Si giunge a diversa conclusione infine qualora la delibera di indirizzo politico abbia indicato un prezzo minimo di vendita o altri particolari elementi condizionanti la volontà dismissiva: in tal caso, infatti, al mutare delle condizioni di vendita (il prezzo, in particolare, costituisce elemento essenziale in un contratto di compravendita) si rende necessaria una conferma della volontà originariamente espressa dall’organo di indirizzo politico.

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