Licenziamento oggettivo per riduzione di personale

di Paola Cartolano (Studio Legale Lombardo & Associati)

Corte di Cassazione, Sezione lavoro, sentenza 23 ottobre 2013 n. 24037

La Corte di Cassazione ha sancito che “Quando il giustificato motivo oggettivo si identifica nella generica esigenza di riduzione di personale omogeneo e fungibile, non sono utilizzabili né il normale criterio della posizione lavorativa da sopprimere in quanto non più necessaria, né il criterio della impossibilità di repechage, in quanto tutte le posizioni lavorative sono equivalenti e tutti i lavoratori sono potenzialmente licenziabili”.

Con la sentenza in commento la Corte, respingendo il ricorso di un’azienda contro la sentenza della Corte di appello di L’Aquila che aveva reintegrato il dipendente ritenendo i motivi addotti dal datore (ovvero la perdita di due commesse), se pur accertati, non avevano avuto alcun effetto sui profitti aziendali, dovendosi dunque ritenere che l’azienda avesse individuato altre fonti di lucro.

I giudici di legittimità ritengono che anche in questi casi il datore di lavoro non può agire liberamente ma deve pur sempre individuare il soggetto da licenziare nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, cui deve essere informato, ai sensi dell’art. 1175 c.c., ogni comportamento delle parti del rapporto obbligatorio e quindi anche il recesso di una di esse.

Alla luce di quanto sopra, dunque, come nel caso dei licenziamenti collettivi, salvi accordi diversi, andranno presi in considerazione, in via analogica, i criteri dei carichi di famiglia dell’anzianità (non assumendo, invece, rilievo le esigenze tecnico – produttive e organizzative data la indicata situazione di totale fungibilità tra i dipendenti).

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