Rating di legalità: canale privilegiato di accesso al credito per le imprese

di Luigi Fruscione - Thalis Consulting

Da un esame ad ampio raggio delle disposizioni normative e regolamentari approvate negli ultimi anni dallo Stato e dagli Enti pubblici territoriali emerge una chiara direzione comune intrapresa ai diversi livelli Istituzionali: la valorizzazione di quelle imprese che adottato sistemi di gestione e controllo che assicurano compliance, trasparenza e tracciabilità.

In questa direzione è il cd. rating di legalità per le imprese, strumento creato per facilitare lo sviluppo del business dei soggetti collettivi, attraverso sistemi premiali nei cruciali settori dei finanziamenti pubblici e privati.

Pur avendo un impatto sui finanziamenti ottenibili dalle imprese, la normativa non ha avuto una ampia diffusione forse in ragione del richiamo al solo “rating di legalità” nell’ambito dell’individuazione del provvedimento che celava le finalità proprie del provvedimento.

La normativa, prevista dal Decreto liberalizzazioni (art. 5ter), prevede la creazione di una corsia preferenziale nell’accesso al credito per quelle imprese che adotteranno strumenti di gestione del proprio business improntati alla legalità; infatti stabilisce la norma che del rating attribuito si tiene conto in sede di concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, nonché in sede di accesso al credito bancario, secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro dello sviluppo economico. Gli istituti di credito che omettono di tener conto del rating attribuito in sede di concessione dei finanziamenti alle imprese sono tenuti a trasmettere alla Banca d’Italia una dettagliata relazione sulle ragioni della decisione assunta.

Possono accedere alla “quotazione”le imprese:

 A) aventi la sede operativa nel territorio dello Stato;

B) che abbiano raggiunto un fatturato minimo di due milioni di euro nell’ultimo esercizio che deve essere stato chiuso nell’anno precedente la richiesta di rating.

La quotazione ottenuta, che avrà una durata di due anni e sarà rinnovabile, varia da un minimo di 1 stelletta ad un massimo di tre.

Per farsi “quotare” una società dovrà presentare una domanda all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) attestando:

1 stelletta

  1. che l’imprenditore e gli altri soggetti rilevanti ai fini del rating (direttore tecnico, direttore generale, rappresentante legale, amministratori, soci) non sono destinatari di misure di prevenzione e/o cautelari, sentenze/decreti penali di condanna, sentenze di patteggiamento per reati tributari ex d.lgs. 74/2000 e per reati ex d.lgs. n. 231/2001. Per i reati di mafia, oltre a non avere subito condanne, non deve essere stata iniziata azione penale ai sensi dell’art. 405 c.p.p.. L’impresa stessa non deve essere destinataria di sentenze di condanna né di misure cautelari per gli illeciti amministrativi dipendenti dai reati di cui al citato d.lgs. n. 231/2001;
  2. che l’impresa non ha, nel biennio precedente la richiesta di rating, essere stata condannata per illeciti antitrust gravi, per mancato rispetto delle norme a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, per violazioni degli obblighi retributivi, contributivi, assicurativi e fiscali nei confronti dei propri dipendenti e collaboratori.  Non dovrà inoltre avere subito accertamenti di un maggior reddito imponibile rispetto a quello dichiarato, né avere ricevuto provvedimenti di revoca di finanziamenti pubblici per i quali non abbia assolto gli obblighi di restituzione[1].
  3. che l’impresa non effettua pagamenti e transazioni finanziarie di ammontare superiore alla soglia di mille euro esclusivamente con strumenti di pagamento tracciabili.

2/3  stellette

 Il regolamento prevede 6 ulteriori requisiti che, se rispettati, garantiranno alle imprese il punteggio massimo di 3 stellette. Se ne verranno rispettati 3 si otterranno due stellette. In particolare le aziende dovranno:

  1. rispettare i contenuti del Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno e da Confindustria, e a livello locale dalle Prefetture e dalle associazioni di categoria;
  2. utilizzare sistemi di tracciabilità dei pagamenti anche per importi inferiori rispetto a quelli fissati dalla legge;
  3. adottare una struttura organizzativa che effettui il controllo di conformità delle attività aziendali a disposizioni normative applicabili all’impresa o un modello organizzativo ai sensi del d.lgs. 231/2001;
  4. adottare processi per garantire forme di Corporate Social Responsibility;
  5. essere iscritte in uno degli elenchi di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa;
  6. avere aderito a codici etici di autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria.

Sarà valorizzata anche la denuncia, all’autorità giudiziaria o alle forze di polizia, di reati previsti dal Regolamento commessi a danno dell’imprenditore o dei propri familiari e collaboratori, qualora alla denuncia sia seguito l’esercizio dell’azione penale.

Ad oggi risultano quotate 106 imprese.


[1] Tutti i provvedimenti che impediscono l’attribuzione di una ‘stelletta’ dovranno essere divenuti inoppugnabili o confermati con sentenza passata in giudicato.

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