La lentezza nello svolgimento dell’attività lavorativa e l’insubordinazione legittimano il licenziamento.

di Adriana Presti

Cass. Civ., Sez. Lavoro, sentenza 11 ottobre 2013, n. 23172

 La Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, con la sentenza n. 23172 dell’11 ottobre 2013 ha statuito che la lentezza nello svolgere le mansioni e il mancato rispetto delle direttive impartite  dal datore di lavoro fanno venire meno il vincolo fiduciario tra quest’ultimo e il dipendente e, pertanto, legittimano il licenziamento per giusta causa.

 La condotta del lavoratore caratterizzata da una sistematica inefficienza e dall’insubordinazione è, dunque, tale da  recidere  il vincolo di fiducia che deve sempre permanere con il datore di lavoro.

La Suprema Corte ha ritenuto gravi e, dunque, tali da giustificare il licenziamento senza preavviso: la lentezza nello svolgere le mansioni impartite, le frequenti irreperibilità, il rifiuto di usare il computer, la scarsa collaborazione con i colleghi (da cui scaturivano contrasti lavorativi) e la scarsa produttività. Il lavoratore, nell’ambito delle condotte ascrivibili, si era anche recato sul lavoro nonostante gli fosse stato esplicitamente comunicato, dal proprio superiore gerarchico, l’applicazione, per quello stesso arco di tempo, della sanzione disciplinare consistente nella sospensione dal servizio e dalla retribuzione.

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